Smart Working e Ghost Town

Pare che con la proroga dello stato d’emergenza possa essere esteso fino al 31 dicembre il ricorso allo smart working per dipendenti pubblici e privati.

Per la nostra città non è una bella notizia.

A livello individuale si può essere contenti di poter lavorare da casa, ma complessivamente ciò può rappresentare un’altra spinta verso l’accelerazione della crisi che investe il nostro tessuto economico e sociale.

C’è da salvaguardare la salute pubblica, certo, ma è ipocrita pensare che non si possa ritornare al lavoro in sicurezza nel momento in cui riaprono saune e discoteche, ed è ingiusto dopo che tante persone non hanno smesso mai di spendersi per assicurare i servizi essenziali. I datori di lavoro devono provvedere a organizzare le attività e gli ambienti in modo che i rischi di contagio siano ridotti al minimo, e i lavoratori a rischio o con problemi familiari devono essere salvaguardati; però continuare a tenere chiusi gli uffici con un tratto di penna significa lavarsi le mani di fronte
all’esigenza di ritornare a garantire prestazioni decenti.

Macerata vive di servizi e commercio, se a causa del lavoro a distanza il livello dei primi peggiora e se la città si svuota di persone che la vivono, le conseguenze sono evidentemente pesanti per la città nel suo complesso.

Macerata – Piazza Mazzini

Perché nella gran parte dei casi, diciamocelo, non si tratta di smart working, ma di lavoro da casa.

Nello smart working si lavora per obiettivi e con flessibilità, c’è più libertà di muoversi e anche maggior tempo da dedicare alla propria vita. E’ una possibile rivoluzione, che va preparata ed attuata. Ma nel lavoro da casa si sta chiusi dentro quattro mura, davanti al pc, a tentare di fare il proprio lavoro: questo ci ha salvato nella crisi acuta e improvvisa del COVID, e grazie all’impegno di tutti l’Italia è andata avanti, ma non può diventare la norma altrimenti il mantra della ripartenza diventa una presa in giro.

Il Sindaco, come massima autorità politica cittadina, deve occuparsi anche di questo, dialogare con le altre istituzioni affinché la città ritorni a vivere; al tempo stesso si deve lavorare affinché le strutture della città (in particolare i trasporti) siano in grado di sostenere in sicurezza il movimento delle persone.

Ad esempio: l’Università ha annunciato la ripresa delle attività didattiche in presenza, con l’utilizzazione anche di spazi non convenzionali quali i cinema. Le scuole ricominceranno a pieno regime il 14 settembre.

C’è un programma per consentire gli spostamenti degli studenti attraverso il trasporto pubblico?

Oppure tutti dovranno muoversi in macchina? Oppure…non ci si sta
pensando?

Dovrebbe esser fatto un lavoro di selezione dei maggiori poli generatori di traffico e creare le condizioni affinché questi possano essere raggiunti agevolmente e soprattutto in sicurezza anche con modalità diverse dall’uso dell’auto (in bus, a piedi, in bici).

Si tratta delle funzioni fondamentali della città, ma forse si sta sottovalutando la necessità di garantirle, tra una inaugurazione e l’altra alla fine del mandato. Anche questo è un segnale della scarsa lungimiranza di questa classe politica.

Sostituirla con chi Macerata la vive è un’urgente necessità.