Rata: croce e delizia

Vanvera. [dall’ant. (a) fanfera, voce onomatopeica (affine a fanfano)]. – Nella locuz. avv. a vanvera, senza riflettere e senza stare attenti a quanto si dice o si fa, a casaccio, come viene viene; oggi quasi esclusivam. nelle frasi parlare a v., fare le cose a v.; nel linguaggio letter. o ant., con uso più ampio: gli scoscendimenti sono bizzarri a tal segno che li crederesti tagliati a v. dalla scure di un ciclope impazzito (Faldella); tirare a v. (con l’arco, con la balestra, con arma da fuoco, ecc.), a casaccio, senza mirare (Treccani docet).

Cosa si guadagna a parlare a vanvera? In politica poco o nulla se non l’attirare momentaneamente l’attenzione su di un tema che il più delle volte si ignora completamente con risultati spesso deludenti.

E’ ciò che sta avvenendo in questi giorni intorno alla questione Maceratese: un bla bla bla sentito negli ultimi anni all’apparir della primavera coincidente con l’arrivo delle lucciole. “Oh guarda, nel campo sono riapparse le lucciole!” e “La Maceratese merita di più, apriamo a C. costi quel che costi!”.

Di solito, salvo sparate grosse, soprassediamo ed evitiamo di farci ingoiare dal vortice del chiacchiericcio dei politicanti nostrani, proprio per quanto scritto sopra, ma oggi faremo un’eccezione perché di mezzo c’è un sentimento che per molti è vitale: la passione. Siamo abituati a sentirli cianciare di continuo, su ogni argomento, ma nelle questioni sportive si sintetizza il loro vuoto assoluto. Una maggioranza silenziosa incapace di proteggere il patrimonio sportivo della città (fondamentalmente ogni sport) e dall’altro un’opposizione che grida a gettarsi a capofitto verso un progetto che andava sostenuto molto tempo prima. Ora che i buoi non solo sono usciti ma pure rientrati per poi scappare almeno un altro paio di volte dobbiamo pure sorbettarci appelli che – loro stessi sanno – cadranno nel vuoto nel giro di una manciata di ore perché non trasformeranno in azione le loro stesse suppliche (o lamenti).

Come successo in passato, si getta il sassolino (come un inconsistente intervento in consiglio comunale a difesa di C.) per un pò di visibilità per poi scomparire e non parlarne più. Allora vi chiediamo: dove eravate quando la Maceratese veniva fatta fallire per due spicci perdendo – forse per sempre – una categoria che Macerata potrà vedere solamente in tv chissà per quanto tempo? Quando ultras e tifosi facevano riunioni aperte e chiedevano a gran voce aiuto e rispetto per il nostro patrimonio (perché la Maceratese è questo ed in tanti le hanno fatto del male indisturbati) affinché la città tutta facesse la sua parte per non far cadere nell’oblio la nostra storia (è grazie all’amore per i colori biancorossi di tanti tifosi se per un periodo si parlò di ripartenza, portando centinaia di persone ad un’assemblea pubblica) dove eravate? Quando il signor C. dalle colonne di un quotidiano sportivo nazionale parlava di “Progetto Macerata” perché non avete fatto le barricate (link)? Tutti zitti.

Oggi, però, il vostro biascicare ci dà fastidio, ci offende, perché – oltre al fatto di non essere credibili – sappiamo non muoverete un dito. Ditelo, ditecelo, cosa farete???? Non dovete proporre, dovete fare. O state zitti, come avete sempre fatto. Non farete nulla perché per voi la Maceratese è nulla, forse un fastidio.

Non vogliamo continuare la querelle C., le motivazioni politiche che hanno impedito la nascita di un progetto, i battibecchi tra il sindaco Carancini e l’ex presidente Mosca e le tante, troppe, chiacchiere nate intorno a quest’idea da sembrare quasi mitologica. Non c’interessa più, non ci appassiona. Ma visto che avete tanto a cuore le sorti del calcio biancorosso vi chiediamo di prodigarvi nella ricerca di qualcuno che possa aiutare fattivamente l’attuale società ad uscire dalle sabbie mobili dei campionati regionali; contrariamente, tacete.

Quindi, un messaggio per Sacchi, Ricotta, Miliozzi e compagnia bella: avete una grande opportunità per redimere i vostri rispettivi gruppi politici, non la sprecate; fateci sobbalzare dalla sedia e saremo pronti a farvi pubblicamente le nostre scuse.

Anche perché il calcio che verrà fuori dalla enorme crisi che stiamo vivendo sarà molto diverso da quello che conoscevamo. Se fanno fatica le grandi società, possiamo immaginare i problemi nelle categorie inferiori per rispettare standard sanitari complessi e costosi; e poi la difficoltà a trovare sponsor…

Questo è il momento, non solo per il calcio, di fare un ragionamento sullo sport di base, sui settori giovanili. E’ la parte più bella, quella che toglie ragazzini e ragazzine dai pericoli della noia, che è salute e divertimento, che forma all’amaro sapore della sconfitta e alla dolce ebrezza della vittoria. E’ il fondamento per ricostruire società sportive sane, che possono reggersi su un vivaio locale capace di sfornare giovani di belle speranze.

Pensate che successo per la nostra città, sempre in crisi di appartenenza e di amor proprio, a cui piace guardare con occhi lucidi gli altri lidi, riconoscersi in una squadra che rappresenti un territorio più vasto, unendo lo sforzo di più scuole calcio in un rapporto duale con una grande società rappresentativa.

Un sogno che voi politici paladini della Rata dell’ultima ora dovete far avverare. Ah, Rata è il diminutivo di Macerata usato fin dalla notte dei tempi dai tifosi nei cori d’incitamento. E visto che ci siamo, i nostri colori sono il bianco ed il rosso. Così, solo per informarvi. Buon lavoro, restiamo in attesa.