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Perdere la soprintendenza: storia di una classe dirigente fallimentare (parte 2)

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Il centro-sinistra maceratese ha dimostrato per l’ennesima volta la caratura dilettantistica e miope che li qualifica, rendendo palese (ma ce ne siamo accorti tutti da tempo) quanto poco peso abbia nello scacchiere politico nazionale. Non contiamo nulla.

L’Atene delle Marche, la città che vivacchia grazie al terziario, il capoluogo (di chi? Di cosa? Riconosciuto da chi?) diventato un paese (eh si) sornione, adagiato comodamente (ma neanche tanto) sulla collina intento ad osservare le città intorno che crescono, evolvono e semplicemente vivono. Una città (?) totalmente abbandonata dal circondario, non più faro (una volta lo fu) di un comprensorio che ora guarda ad altri lidi (nel senso più puro del termine), sola (neanche sedotta) ed abbandonata.

Immagine di Macerata ripresa dall'alto
Un’immagine della città di Macerata vista dall’alto.

La città non può neanche contare sulla vivacità di un’attenta opposizione, una minoranza che ha l’ingrato ruolo di sparring partner della maggioranza, che si diletta in qualche frecciatina spuntata, magari estemporanea e della durata di qualche ora per poi dimenticarsi di tutto e finirla a tarallucci e vino. Una destra che fa della paura e della caciara la propria arma di distrazione di massa (mah), talmente preoccupata dalle diatribe interne da far dimenticare il consiglio comunale in cui si discuteva, appunto, della sede della Soprintendenza (auguriamo, di cuore, una smentita).

Eppure, la battaglia per ospitare in città una sede così importante in un momento di grave difficoltà, anche identitaria, per tutto il territorio maceratese sarebbe dovuta essere bipartisan, da combattere quartiere per quartiere, casa per casa, mettendo da parte le ostilità e sedendosi tutti intorno ad un tavolo ad elaborare la tattica, la strategia, migliore per portare a casa la vittoria.  Invece no. Il deus ex machina che se la canta e se la suona, i sodali che si tappano occhi, bocca ed orecchie così da poter dire “io non c’entro e non sapevo!” e l’opposizione che attende mestamente sulle nuvole così da poter cadere ed iniziare la baraonda. Sarà forse che questi ultimi speravano in quanto accaduto così da poter attaccare la maggioranza? Arrivano a tanto? Ma “Prima gli italiani” non dovrebbe essere subordinato a “Prima i maceratesi”?

Strada Comune si pone al di fuori di queste logiche, non ha interessi personali e si batterà per portare la rabbia dei maceratesi dentro le stanze del potere. Apriremo le finestre facendo uscire quanto di vecchio c’è nel Palazzo, ideologie stantie, bigotteria ed individualismi.

O si combatte per la città o si muore.

Strada Comune


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