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Perdere la soprintendenza: storia di una classe dirigente fallimentare (parte 1)

Se Atene piange, Sparta non ride. Stabilire chi sia Atene o Sparta, a Macerata, è compito ciclopico. Vincitori, tra sinistra e destra, non ce ne sono mai stati e nessuno può vantarsi di una vittoria (tolte le elezioni) di cui  la città si potesse fregiare.

L’attuale amministrazione continua a collezionare nel proprio palmares cucchiai di legno, medaglie di bronzo, ultimi posti, umiliazioni, insomma figuracce. Inutile girare il dito nella piaga ma l’ultima pernacchia ricevuta in faccia dal MibACT (le motivazioni sulla scelta della nuova sede della Soprintendenza sono a dir poco opinabili clicca qui) porta l’attuale classe politica maceratese alla dimensione caricaturale dell’armata Brancaleone.

Un'immagine tratta dal famoso film del 1966 - L'armata Brancaleone - diretto da Mario Monicelli
Un’immagine tratta dal famoso film del 1966 – L’armata Brancaleone – diretto da Mario Monicelli

Allo sbaraglio. Figure di un teatrino grottesco dove però la realtà la subiscono i cittadini, che sono veri e stanchi di vedere la propria città insultata da governanti che tutto fanno tranne che il bene per la comunità. Una politica autoreferenziale fatta da prime donne ed inguaribili permalosi, alfieri della guerra di trincea pur di non dare soddisfazioni all’acerrimo nemico, costi quel che costi, anche se va a discapito della città.

E Ascoli docet. Mentre i nobili maceratesi, la crema, il fior fiore della borghesia (la “sinistra”, in pratica) passava il tempo a scrivere comunicati per i giornali, gongolando ed illudendo come da prassi, e l’utopistica opposizione in totale e perenne stato comatoso non dava segnali di vita, gli ascolani zitti zitti hanno sferrato il colpo mortale. Come? Semplice, unendo le forze per un bene superiore alle scaramucce di facciata agendo per il bene di Ascoli. L’ascolanità ha prevalso sulle logiche di partito e sui personalismi. Lo hanno fatto in silenzio, tessendo una rete di relazioni con gli esponenti politici provinciali e regionali. Senza annunci e soprattutto vanagloria tanto cara ai nostri amministratori.

Piazza del Popolo di Ascoli
Un’immagine che ritrae Piazza del Popolo di Ascoli

Ma la cosa che più c’infastidisce come cittadini non è la mancata assegnazione della Soprintendenza perché, diciamocelo francamente, chi avrebbe mai puntato su di un cavallo per tradizione perdente? La storia recente della città ha conosciuto solamente disonorevoli insuccessi che la stampa e la destra rianimata miracolosamente stanno riproponendo in questi giorni.

Potremmo farlo anche noi (dal palazzetto dello sport che il sindaco promise di ampliare, passando per le chiusure di enti come la Banca d’Italia, alla frettolosa nascita di una squadra di calcio sotto l’egida del gonfalone comunale, le piscine, la guerra all’università) ma come cittadini non vogliamo banalmente sbeffeggiare la gestione picaresca della città ad opera di Carancini & Co. bensì gridare che siamo stufi di politici che non si battono per la città, che non hanno un briciolo di appartenenza.

Invece di bisticciare adesso, pretendiamo di sapere cosa hanno fatto prima. Hanno fatto il possibile? E’ stato presentato al Ministero un progetto idoneo all’importanza della posta in gioco o si sono limitati a qualche chiacchierata informale? Se si, dov’è? Sono stati contattati i parlamentari maceratesi? Acquaroli  (in perenne campagna elettorale, forse non voleva esporsi contro il collega Castelli)? Morgoni (non pervenuto)? E l’assessore Sciapichetti (troppo impegnato)? Sono di questo territorio o no?

Lavorano e vengono profumatamente remunerati per portare l’acqua al “nostro” (di tutti) mulino, o no? Per quanto tempo dovremmo sorbettarci, ora, il ping-pong delle accuse e la riprovevole moda dello scarica barile? Siamo stanchi di vedere treni passare (tremiamo per il nuovo Ospedale), delle occasioni perse, dell’immobilismo che logora.

Fine prima parte.
Per leggere la seconda parte dell’articolo clicca qui.

Articoli sul palazzetto dello Sport citati:
Articolo uno
Articolo due
Articolo tre

Strada Comune


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