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Ma quale salute, Macerata ha superato il limite di emissioni

Quando parliamo di città che idea abbiamo dei suoi confini?
Come percepiamo la sua dimensione?

Spesso ci limitiamo a credere che la città sia solamente la parte più in vista o più vissuta dai turisti. Magari possiamo estendere questo territorio immaginato ai quartieri della prima periferia.

Ma in quanti vanno oltre?
Chi, facendo una qualunque valutazione, spinge il proprio sguardo fin giù nella pianura? Alle vere periferie?

È di qualche giorno la notizia, riportata anche oggi dai giornali, che la Regione Marche ha elaborato  un piano anti-smog per cercare di combattere le emissioni dannose per la salute pubblica derivate da attività umane, inserendo nella lista nera le città e i paesi che dovranno adoperarsi per limitarne il più possibile. 

Tra queste c’è anche Macerata. Città che Legambiente, nel rapporto Mal’aria 2019, annovera tra quelle che hanno superato i limiti per le polveri sottili e l’ozono.

Ma come? Non ci hanno sempre detto che Macerata gode di ottima salute?

Così ci hanno detto per lo meno. Lo stesso sindaco Romano Carancini continua ad elogiare gli sforzi fatti fino a questo momento in 10 anni di lavoro e che Macerata non ha, in tema di inquinamento, dati negativi da spiegare.

Torniamo quindi alla riflessione iniziale. Macerata dove finisce? Rispondiamo noi: per chi fa politica da decenni la città finisce dove inizia per noi di SC: dalle frazioni. 

I dati relativi all’inquinamento atmosferico vengono analizzati da un’unica centralina presente in città e volutamente sistemata in una zona quasi agricola, lontana dalle principali arterie di collegamento e da qualsiasi altra fonte d’inquinamento.

A cosa è dovuta la scelta di posizionare l’unico strumento valido per conoscere la qualità dell’aria che respiriamo in un luogo quasi ameno qual è Collevario?

Semplice, perché in altri luoghi registrerebbe dati diversi con conseguente azione necessaria da parte dell’Amministrazione.
Chi non ricorda, al riguardo, la centralina dell’Arpam proprio sotto al Monumento ai Caduti?

Secondo la tabella di Legambiente, Macerata si trova al 31° posto avendo l’unica centralina in campagna: cosa succederebbe se la stessa si trovasse, ad esempio, a Borgo Sforzacosta,  a Piediripa o nel Rione S. Lucia, come chiedono alcuni consiglieri da tempo? Sicuramente avremmo altri dati, peggiorativi ma soprattutto veritieri. Diciamoci la verità (Collevario è da sempre considerato il polmone verde della città) questa storia puzza come il gas di scarico.

Altro aspetto, vengono elogiate essenzialmente due attività intraprese dall’amministrazione: parcheggi in struttura e bus a metano.

Peccato però che i parcheggi in questione non sono lontani dalla città (non sono cioè parcheggi di scambio) bensì quasi dentro le mura di Macerata!

Che significa questo?

Che per entrare in un parcheggio bisogna attraversare le già congestionate strade, specie nelle ore nevralgiche. E questo di per sé è un paradosso. Corso Cavour, corso Cairoli, via Roma o via Pancalducci, intasate dal traffico: un rallentamento per molti, un danno alla salute per tutti.

Breve menzione crediamo la meriti anche la questione degli autobus. Non nel principio, ossia benissimo dotarsi di una flotta a metano, ma nella pratica.

Era necessario utilizzare come parcheggio l’unico parco della città?

Da fruitori del parco avremmo preferito una zona completamente inibita ad ogni mezzo così da essere completamente a disposizione degli utilizzatori che, non dimentichiamocelo, sono famiglie.

Provate ad immaginare quello spazio libero dalle auto, solamente a disposizione dei bambini. Un sogno? Per gli altri, forse. Non per noi.

C’è una cosa, però, che vorremmo approfondire. In un’intervista al sindaco si legge che non c’è una completezza di dati tali da determinare una situazione il più chiara possibile. Ebbene, che si faccia finalmente un monitoraggio ambientale, e perché no, epidemiologico. A chi da fastidio conoscere lo stato di salute della nostra città?

Noi di Strada Comune proporremo agli organi competenti, Arpam in primis, di avviare una rete di monitoraggio così da avere un quadro complessivo che si avvicini il più possibile alla realtà. E se non ci ascolteranno, beh, pazienza.

Come succede in tante città italiane saremo noi semplici cittadini a monitorare, attraverso campionatori passivi e altri strumenti, la qualità dell’aria. Mapperemo tutta la città, periferie comprese. Poi condivideremo tutto con i cittadini. E i nodi verranno al pettine.


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