Lettera ad Alberto, futuro sindaco di Macerata

Ciao Alberto,
ti scrivo perché sollecitata dall’entusiasmo che percepisco dietro al vostro progetto politico, e perché in un momento come questo sono tanti i pensieri, i dubbi, le idee che ho io e probabilmente in tanti ci troviamo ad avere, di fronte a una situazioni che ci spaventa, ma che pure ci chiama a riflettere e forse anche a cercare strade, appunto “comuni”.

Mi capita di leggere spesso, ultimamente, a commento di articoli proposti magari sui social, che non si desidera tornare alla così detta normalità, in quanto la normalità era il problema. Il mondo sembra pieno di persone disposte a cambiare tutto, improvvisamente consapevoli che le cose non andavano, ma non ho ancora capito cosa e come vogliano cambiare, e a cosa siano disposte a rinunciare.

Mi chiedo se tutta questa enfasi non sia effimera e perché, se c’era una volontà così forte di cambiare, non si è provato prima a farlo. Non voglio dire che non siano pensieri autentici, ma spero la gente se li ricordi dopo, o piuttosto si adoperi da subito per mettere in atto, a suo modo, questo cambiamento.

Fatta questa premessa, sicuramente bisogna dare merito al vostro progetto di essersi messo in moto molto prima, per provare appunto a cambiare .

La riflessione che vorrei fare io è legata al presente, a questa nuova sfida e a come le istituzioni la stanno affrontando. È una riflessione molto semplice, che prende in considerazione solo un aspetto, quello che conosco e rispetto al quale mi sento di esprimere un punto di vista: le grandi questioni economiche purtroppo io non sono in grado di affrontarle.

È un momento in cui le persone sono state chiamate a mettere in campo tante risorse personali, in risposta a norme e restrizioni imposte dall’alto, che molto spesso non considerano i tanti aspetti in ballo, sacrificando per il “bene comune” – speriamo lo stiano perseguendo veramente – il bene individuale.

Le famiglie hanno i figli in casa, chiusi in casa perché i bambini sembra non possano uscire neppure per una passeggiata – le norme non lo impediscono, ma di fatto, per voluta mancanza di chiarezza, è questo quello che è successo (mio figlio di 15 anni si è dimagrito di 5 kg, perché in pratica non fa nessuna attività fisica, stando sempre davanti a un video per lezioni, compiti, giochi, contatti coi coetanei: per carità c’è di peggio, ma non diciamo che stare in casa garantisca la salute).

Ci sono famiglie con problematiche di disabilità o malattia psichiatrica che si sono dovute sobbarcare completamente il peso di situazioni difficili da gestire. Non continuo la lista di disagi anche gravi, perché nota a tutti, ma non mi è chiaro cosa preveda il decreto, ad esempio, per queste persone: i centri diurni riapriranno?

Questa richiesta di isolamento domestico mi sembra sia stata accettata dalla nostra città con senso di responsabilità, ma non sempre è bastato il nostro senso del dovere, agli occhi degli amministratori, perché siamo stati ripresi, c’è stato detto che c’era troppa gente in giro, con martellanti raccomandazioni paternalistiche, quasi fossimo bambini capricciosi e incoscienti. E a questo fine sono state messe in campo forze dell’ordine anche troppo sollecite, se non persecutorie, che spaventavano con minacce di multa anche chi legittimamente faceva attività motoria intorno a casa (così mi è stato raccontato). Mi soffermo su questo perché il nostro sindaco ci ha tanto spronato a resistere in vista di un fulgido traguardo, il 4 maggio, e come prevedibile il traguardo non era un traguardo e la situazione sarà di poco migliorata (ma era scontato, sciocco è stato far credere alla gente che sarebbe stato diverso).

Io sinceramente non credo sia necessario trattare i propri concittadini come minori incapaci di farsi carico di atteggiamenti responsabili per scelta e condivisione di obiettivi.

Dico tutto questo non per lamentarmi: la situazione è difficilissima e difficile è trovare soluzioni. Io ho seguito delle interviste molto interessanti a un medico, Ernesto Burgio (te le consiglio), che non lascia spazio ad atteggiamenti di sottovalutazione, anzi al contrario dice che bisogna agire bene, con razionalità, perché la sfida è impegnativa e lunga. Per questo mi fa un po’ indignare l’accanimento di sindaci e governatori nei confronti di chi va a fare due passi, quando è scientificamente provato che non è quella la sede dei contagi, che invece ancora viaggiano nelle strutture sanitarie, nelle case di riposo, nelle famiglie, e non tra chi fa due passi all’aria aperta, per allentare la tensione, in prossimità di casa propria. Questo puntare il dito verso persone a cui si chiedono sacrifici inutili, in aggiunta ad altri pesanti e onerosi, come non poter lavorare, non poter andare a scuola, mi pare controproducente, se non sadico.

E sono preoccupata per questa seconda fase in città: riapriranno i parchi, ma per quanto? Non inizieranno dopo un giorno a dire che siamo troppi, che non rispettiamo le regole? Ho visto un servizio di una città in cui i parchi gioco erano gestiti da volontari che facevano entrare in modo contingentato bambini disabili, con controllo e collaborazione da parte di tutti. Non so cosa si può mettere in campo, bisogna trovare idee e utilizzare le risorse professionali e umane disponibili, gli spazi praticabili, le forme di socializzazione possibili, ma non credo si possa immaginare ancora a lungo tutta la fascia di popolazione minorenne chiusa dentro 4 mura. Mi terrorizza pensare ci chiedano ancora di tenere i figli reclusi.

Credo che la classe dirigente del vecchio mondo, quello che in tanti sentiamo l’esigenza di cambiare, non abbia le categorie mentali e progettuali adatte al nuovo mondo di cui abbiamo bisogno: è in grado solo di provare ad tappare le falle, sperando che niente cambi. Non è neppure capace di immaginarlo un nuovo modo di vivere e organizzare la società. Non voglio essere critica, ma mi pare evidente, visto come hanno completamente dimenticato le esigenze della parte non produttiva di società, il suo benessere fisico e psichico.

Si parla poi tanto dell’inquinamento diminuito e degli animali che si riprendono le strade, ma tra poco io temo ci sarà una sorta di accelerazione inversa, con maggior uso di auto private anche nelle grandi città, perché la gente teme di prendere i mezzi pubblici, aumento di rifiuti in plastica per mascherine e DPI di vario genere… insomma un rischio ambientale non indifferente e non inevitabile. Per esempio ci sono ditte locali – io le ho acquistate – che fabbricano mascherine lavabili: da quello che ho capito io per uscire e fare la spesa, cioè per attività non in ambiti a rischio, tipo quelli ospedalieri, sono più che sufficienti, ma nessuno le propone, nessun sindaco le regala, nessuno è interessato al fatto che ridurrebbero l’impatto dei rifiuti.

L’unica novità che si nota, al momento, è l’insofferenza reciproca tra le persone, l’accanimento di chi inveisce contro chi è in giro, di chi vede il problema dove non c’è. Di questo clima di odio credo siano responsabili gli amministratori: per arginare pericolosi camminatori hanno fomentato l’insofferenza reciproca e la stupida delazione. Sarà questo il mondo nuovo?